Il Presidente del Consorzio contro fotovoltaico a terra e cave
Il percorso di valorizzazione del territorio e della sua storica vocazione agricola, soprattutto vitivinicola, è stata suggellata in tempi recenti dall’ottenimento della Denominazione di Origine Controllata e Garantita per il Malanotte del Piave, prodotto con uve da vitigno Raboso Piave, autoctono e anch’esso colonna storica della zona.
La Docg, che sarà ufficialmente sul mercato dal 1° novembre 2011, prende il nome da Borgo Malanotte, antico borgo medievale sito in Tezze di Piave, cuore della produzione di questo vino, sul quale incombe il rischio di una nuova escavazione, sebbene prospettata sottoforma di cassa di espansione per il vicino fiume Piave.
«La scelta di intraprendere il percorso di valorizzazione di questo territorio, imboccato dal Consorzio attraverso la riforma dei disciplinari di produzione e condiviso dagli attori locali quali Amministrazioni Pubbliche, Politica, Associazioni di categoria, aziende e cittadini, non è compatibile con la scelta di autorizzare progetti di nuove cave». Lo ha detto il Presidente del Consorzio Antonio Bonotto nel suo intervento in sede dell’assemblea annuale di Cia Treviso tenutasi proprio in Borgo Malanotte presso Villa Dirce.
«E nemmeno con la realizzazione di grandi impianti fotovoltaici a terra – ha proseguito Bonotto - i quali occupano grandi porzioni di terreno sottraendole alla loro naturale vocazione e danno agli imprenditori agricoli l’illusione di operare nella direzione dell’ecosostenibilità ma che in realtà, seppur il principio sia meritevole, rappresentano uno spreco di territorio».A tal proposito, da sottolineare che uno di questi grandi impianti fotovoltaici è stato realizzato proprio in zona Vazzola-Tezze di Piave.
La riforma vitivinicola della zona storicamente riconosciuta come Doc Piave vede confluire nella Doc Venezia cinque denominazioni comprese nelle province di Treviso e Venezia, tra cui due nuove Docg, il Malanotte del Piave ed il Lison, e rafforzare la struttura associativa attraverso la fusione tra il Consorzio Tutela Vini del Piave DOC e il Consorzio Volontario Tutela Vini DOC Lison Pramaggiore.
Un’operazione finalizzata non soltanto all’ottimizzazione delle risorse economiche, ma soprattutto diretta a consolidare ulteriormente i vini al territorio di produzione il quale contribuisce a determinarne le caratteristiche che li rendono eccellenti ed inimitabili.
«La ristrutturazione dei disciplinari segna una svolta storica per il nostro territorio – ha concluso il Presidente Bonotto - un passaggio epocale che cambia lo scenario vitivinicolo locale. Un territorio che vuole riaffermare la sua vocazione agricola e vitivinicola. Una terra che ci è stata lasciata in eredità dai nostri avi e che noi non possiamo consumare e sacrificare in nome di un business destinato ad esaurirsi e con effetti devastanti».